Come fa Uniqlo a crescere vendendo sempre gli stessi capi?

Il modello di business di Uniqlo letto con il canvas: la leva sono i materiali sviluppati con i fornitori, su pochi capi che migliorano ogni anno.

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Persona che cammina in strada con una shopping bag di carta Uniqlo

55,2%di margine lordo, con circa il 70% dell'assortimento europeo sotto i 30 euroFast Retailing, esercizio chiuso il 31 agosto 2026; assortimento: Lectra/Retviews

Uniqlo vende quasi gli stessi capi da vent'anni: maglie termiche, piumini leggeri, t-shirt, jeans. Nel 2026 il gruppo che la controlla, Fast Retailing, ha fatturato 3.963 miliardi di yen (circa 23,6 miliardi di euro), il quinto record consecutivo, e sta superando H&M come secondo gruppo dell'abbigliamento al mondo. La sua strategia si regge su una scelta precisa: stare fuori dalla moda e investire sui materiali, insieme ai fornitori.

Scheda del caso

Esercizio FY2026, chiuso il 31 agosto 2026
Ricavi del gruppo Fast Retailing
3.963 mld ¥circa 23,6 mld €, +16,6%; Uniqlo pesa circa l'88%
Utile operativo
743 mld ¥+31,7%, margine del 18,8%
Negozi Uniqlo
2.529785 in Giappone e 1.744 all'estero, al 31 maggio 2026
Margine lordo
55,2%in crescita di 144 punti base
La leva
Materiali sviluppati con i fornitori, su pochi capi che restano in assortimento e migliorano ogni anno.

Settore: abbigliamento, retailer verticale di basici (SPA). Modello: integrazione verticale senza fabbriche proprie. Area del metodo: strategia. Fonte: Fast Retailing, risultati FY2026; la quota di Uniqlo è un calcolo sui dati di segmento (Uniqlo Japan e International su 3.963 miliardi).

Il modello di business di Uniqlo in una schermata

Uniqlo vende abbigliamento a prezzi accessibili, nei propri negozi e online, come tanti altri. Tre blocchi del canvas spiegano il caso e funzionano solo insieme, in questo ordine: il fornitore sviluppa il materiale, Uniqlo lo concentra su pochi capi, il cliente ritrova ogni anno lo stesso capo, migliorato.

Business Model Canvas di Uniqlo

Blocchi della leva

Partner chiave

Toray per fibre e tessuti, Kaihara per il denim, fabbriche partner in Cina, Vietnam, Bangladesh, Indonesia, Turchia e India. Nessuna fabbrica di proprietà. Designer in collaborazione: Jil Sander, Christophe Lemaire, JW Anderson.

Attività chiave

Sviluppare i materiali con i fornitori, pianificare pochi articoli ad alto volume, controllare la qualità nelle fabbriche, gestire le scorte con RFID.

Risorse chiave

Tecnologie tessili proprietarie (Heattech, AIRism, Ultra Light Down, Blocktech), il marchio, i dati di vendita, i centri R&D di Tokyo, Parigi e Londra.

Proposta di valore

LifeWear: capi semplici, funzionali e durevoli, di qualità alta per il prezzo. Il messaggio è «Made for All». Il valore sta nel materiale e nella vestibilità, il design è volutamente neutro.

Relazioni con i clienti

Ascolto strutturato: i commenti dei clienti tornano allo sviluppo prodotto, circa 70.000 l'anno per Heattech.

Canali

Negozi grandi in posizioni centrali, flagship nelle capitali, e-commerce intorno al 20% delle vendite, ritiro in negozio.

Segmenti di clientela

Trasversali per età, reddito e genere. Il prodotto è una base da combinare con altri marchi.

Struttura dei costi

Tessuti acquistati in grandi volumi e negoziati direttamente con i produttori, costi di sviluppo spalmati su milioni di pezzi, poche svendite. Spese generali e commerciali al 37,1% dei ricavi.

Flussi di ricavo

Vendita diretta di prodotti a marchio proprio, con prezzi in gran parte sotto i 30 euro. Margine lordo del 55,2%.

Canvas costruito sui dati dell'esercizio FY2026. Fonte: Fast Retailing, risultati FY2026; Lectra/Retviews per l'assortimento europeo.

Dal negozio di Hiroshima al pile di Harajuku

Uniqlo comincia come rivenditore di stock altrui, e il limite si vede in due anni: margini bassi, nessun controllo su qualità e prezzo. La risposta è il modello SPA, cioè progettazione, produzione e vendita sotto un solo controllo.

  1. 1949Ogori Shoji a UbeNegozio di abbigliamento maschile a Ube (Yamaguchi), fondato dal padre di Tadashi Yanai. Yanai entra nel 1972 e rileva una rete di 22 negozi.
  2. 1984Il primo negozio Uniqlo a Hiroshima«Unique Clothing Warehouse». All'inizio compra stock da terzi.
  3. 1987Il passaggio al modello SPAProgettazione, produzione e vendita passano sotto un solo controllo.
  4. 1988Da Uniclo a UniqloIl nome cambia per un errore di registrazione del marchio a Hong Kong. Yanai tiene la grafia.
  5. 1998Il pile e il negozio di HarajukuCampagna del pile e primo negozio urbano a Tokyo. Pile venduti: circa 2 milioni nell'autunno-inverno 1998, 8,5 milioni nel 1999, 20 milioni nel 2000 (Yanai, conferenza RIETI 2001).
Ingresso di un negozio Uniqlo a Ginza, Tokyo, con l'insegna rossa e i clienti che entrano
Un negozio Uniqlo a Ginza, a Tokyo. In Giappone i negozi sono 785, nel mondo 2.529.Foto: Faheem Ahamad, Pexels

Il pile del 1998 è il prototipo dell'intero modello: un solo capo, tanti colori, qualità superiore alla fascia di prezzo, volumi enormi su un singolo articolo. È la scelta che Uniqlo ripete da allora.

Il dettaglio che spiega tutto: i materiali sviluppati con i fornitori

Il framework di Roger Martin, dove giocare e come vincere, rende la scelta leggibile. Uniqlo gioca sui basici per tutti, fuori dal ciclo delle tendenze, e rinuncia di proposito alla parte della moda in cui si vince con la novità. Vince con il materiale: se il capo resta uguale per anni, la differenza la fa quello di cui è fatto. Una maglia intima diventa un prodotto tecnologico con un nome proprio, Heattech.

Reparto Heattech di un negozio Uniqlo: scaffali rossi con i capi termici e la scritta Heattech Japan Technology sul pavimento
Il reparto Heattech di un negozio Uniqlo: un tessuto con un nome proprio ha anche uno spazio suo.Foto: Fast Retailing

Toray, un fornitore dentro la strategia

La collaborazione parte alla fine degli anni Novanta sulle fibre di poliestere per il pile. Nel 2003 arriva Heattech, sviluppato con Toray: circa 1,5 milioni di pezzi il primo anno. Nel 2006 l'intesa diventa una partnership strategica formale con obiettivi quinquennali. Nel novembre 2015 si apre la terza fase, 2016-2020, con transazioni previste per 1.000 miliardi di yen in cinque anni.

Uniqlo e Toray, vent'anni di partnership

Collaborazione sulle fibre Partnership strategica formale Fine anni Novanta Fibre di poliestere per il pile 2003, Heattech 1,5 milioni di pezzi il primo anno 2006 Accordo strategico formale con obiettivi quinquennali 80 2010 80 milioni di capi Heattech nella sola stagione autunno-inverno Terza fase, 2016-2020 annunciata a novembre 2015 1.000 miliardi di yen di transazioni previste in cinque anni (circa 8,1 mld $) Collaborazione sulle fibre Partnership strategica formale Fine anni Novanta Fibre di poliestere per il pile 2003, Heattech 1,5 milioni di pezzi il primo anno 2006 Accordo strategico formale con obiettivi quinquennali 80 2010 80 milioni di capi Heattech nella sola stagione autunno-inverno Terza fase, 2016-2020 annunciata a novembre 2015 1.000 miliardi di yen di transazioni previste in cinque anni (circa 8,1 mld $)
Area dei cerchi proporzionale ai pezzi Heattech: 1,5 milioni nel primo anno, 80 milioni nella sola stagione autunno-inverno 2010. La barra è la terza fase dell'accordo, 2016-2020.Fonti: Stratrix; Alchempro.

L'accordo funziona per entrambi. Toray ha la garanzia di volumi enormi e pluriennali, che giustificano la ricerca su fibre nuove. Uniqlo ha l'esclusiva su un'innovazione che i concorrenti non possono comprare sul mercato. Il fornitore diventa parte della strategia, con un orizzonte di cinque anni invece che di una stagione.

Pochi capi, migliorati ogni anno

Heattech, AIRism e Ultra Light Down tornano ogni stagione, ritoccati in base ai commenti dei clienti: per Heattech ne arrivano circa 70.000 l'anno, e alimentano il miglioramento annuale. È una logica di miglioramento continuo applicata al prodotto, più vicina all'industria che alla moda.

Secondo i dati Statista sui nuovi SKU per anno, Uniqlo propone circa 1.000 modelli l'anno, cioè 400-500 per ciascuna delle due stagioni principali, mentre Zara e H&M ne lanciano da 4.000 a oltre 10.000. Sono stime di settore, da leggere come ordine di grandezza. Ogni modello viene sviluppato in profondità: taglie dalla XXS alla XXL e spesso quattro o cinque colori. Il catalogo base si aggiorna ogni sei mesi e durante la stagione si arricchisce con le collaborazioni, come Uniqlo U con Christophe Lemaire e le t-shirt grafiche UT. Un dato di contesto: nel 2018 l'assortimento di Uniqlo è sceso del 4,4%, quello di Zara è cresciuto del 4% e quello di H&M di oltre il 50% (Lectra/Retviews).

I capi che seguono sono la prova concreta della strategia: perfezionati di anno in anno e riproposti in ogni collezione.

Heattech, AIRism, Ultra Light Down

Abbigliamento tecnico

Heattech (autunno-inverno), sviluppato con Toray. Il tessuto assorbe l'umidità del corpo, la trasforma in calore e lo trattiene in micro-sacche d'aria. Tre livelli: Regular, Extra Warm (1,5 volte più caldo) e Ultra Warm (2,25 volte più caldo, secondo Uniqlo).

AIRism (primavera-estate) è la controparte estiva: microfibra leggerissima, traspirante, ad asciugatura rapida, usata per intimo, t-shirt e perfino lenzuola.

Ultra Light Down ha le piume inserite direttamente nel guscio di nylon, senza sacco interno. Il piumino si ripiega nella sua sacca tascabile.

Cashmere, merino, Oxford e lino

Materiali premium a prezzo accessibile

Cashmere 100%. Uniqlo è tra i maggiori acquirenti di cashmere al mondo e compra la fibra in Mongolia Interna con contratti diretti e una filiera controllata con i partner, che si occupano di filatura e tintura. Risultato: maglioni in cashmere a una frazione del prezzo dei marchi di lusso.

Merino extra fine. Lana merino da circa 19,5 micron secondo Uniqlo, lavabile in lavatrice.

Camicie Oxford e lino premium. La Oxford prelavata e la linea estiva in lino europeo.

Jeans selvedge, smart ankle pants

Tagli iconici

Jeans selvedge stretch. Denim cimosato, tessuto su telai a navetta, con Kaihara. Uniqlo lo ha portato a un prezzo di massa.

Smart ankle pants. Pantalone da ufficio con piega permanente e vita elastica nascosta.

Quattro leve che tengono bassi i costi

Il materiale spiega la qualità. L'economia del modello sta in quattro leve.

Scala sul singolo articolo

Ordinare quantità enormi dello stesso tessuto dà potere negoziale sui prezzi delle materie prime. Le linee dei partner lavorano a lungo sugli stessi tagli, con meno cambi di produzione e meno difetti.

Filiera senza intermediari

Con il modello SPA non ci sono grossisti né distributori: il margine che altrove si divide tra più soggetti resta a Uniqlo, che lo usa per tenere basso il prezzo finale.

Partner stabili invece di fabbriche proprie

Toray per le fibre, Kaihara per il denim, fabbriche partner in Asia seguite dai takumi.

Pianificazione lunga

Materiali e modelli si pianificano fino a un anno prima. Un capo LifeWear resta vendibile anche la stagione successiva, quindi il rischio di magazzino fuori moda è basso e le svendite sono poche. Restano le promozioni a tempo su categorie specifiche, per esempio Heattech.

Uniqlo non possiede fabbriche. Manda in quelle dei partner artigiani tessili esperti, chiamati takumi, molti ex tecnici dell'industria tessile giapponese: un'analisi della Harvard Business School Digital Initiative, intorno al 2015, ne contava circa 400, e un dato più recente non è pubblico. Insieme ai responsabili di produzione, che visitano le fabbriche ogni settimana, garantiscono la qualità senza possedere gli stabilimenti.

Uniqlo e Zara, due scommesse opposte

Zara e Uniqlo sono entrambe retailer verticali: progettano, fanno produrre e vendono nei propri negozi, con lo stesso controllo sulla filiera. Ne hanno fatto due scommesse opposte. Zara risponde alla moda in due settimane. Uniqlo ha deciso di restarne fuori e di migliorare ogni anno gli stessi capi.

Zara

Risponde alla moda in tempo reale.

poche settimane vita di un capo in assortimento
Uniqlo

Sta fuori dalla moda.

anni vita di un capo, con miglioramenti annuali
DimensioneZaraUniqlo
FilosofiaFast fashion: traduce subito le tendenze a prezzi accessibiliLifeWear: basici essenziali, durevoli, con tecnologia del tessuto
ScommessaRispondere alla moda in tempo realeStare fuori dalla moda
Fonte del vantaggioVelocità della supply chainMateriali e scala per articolo
ModelliOltre 10.000 l'anno (stima Statista), in micro-collezioni a piccoli lottiCirca 1.000 l'anno (400-500 a stagione, stima Statista), molte taglie e colori per capo
Ciclo di produzione2-3 settimane dal design al negozioPianificazione fino a un anno prima
Logica delle scortePull: testa piccoli lotti e riassortisce solo ciò che vendePrevalentemente push: milioni di pezzi dello stesso capo, venduti su più stagioni, con aggiustamenti dei volumi in corso di stagione
Ciclo di vita del capoPoche settimaneAnni, con miglioramenti annuali
Rapporto con i fornitoriProssimità geografica per la velocitàPartnership pluriennali per l'innovazione
ProduzioneUna parte significativa vicina (Spagna, Portogallo, Marocco, Turchia)Asia (Cina, Vietnam, Bangladesh, Indonesia), nessuna fabbrica di proprietà
ScontiInferiori alla media del settore grazie ai piccoli lotti, con i saldi stagionaliPromozioni mirate e limitate, il capo resta vendibile la stagione dopo
Leva sul clienteScarsità e novità continua: il cliente torna spessoAffidabilità: trovi sempre lo stesso capo
Ruolo del designSegue le tendenzeNeutro, il capo si abbina a tutto

Uniqlo lavora come un'azienda di ingegneria del prodotto: perfeziona lo stesso maglione ogni anno, spende meno in progettazione e investe nel materiale. Zara lavora sulla scarsità: produce meno di quanto il mercato chiede, e il cliente sa che il capo visto oggi la settimana dopo potrebbe non esserci più.

La strategia sta nella scelta, il modello di business la rende possibile.

Leggi il caso Zara

I numeri dell'esercizio 2026

Il margine lordo sopra il 55% con prezzi bassi è la prova che il modello regge. Pochi articoli venduti in grandi volumi e poche svendite proteggono il margine anche senza prezzi alti.

IndicatoreFY2026Nota
Ricavi¥3.963,4 mld, +16,6%Quinto anno record
Utile operativo¥743,1 mld, +31,7%, margine 18,8%
Business profit¥718,5 mld, +30,4%, margine 18,1%Misura usata nella guidance FY2027
Utile netto¥542,5 mld, +25,3%
Margine lordo55,2%In crescita: meno sconti, più prodotti core
Spese generali e commerciali37,1% dei ricavi
Free cash flow¥535,9 mld
Rotazione scorte126,9 giorni (118,7 nel 2025)Scorte in aumento, soprattutto prodotti core estivi secondo l'azienda
Uniqlo International¥2.411 mld, +26,2%, utile operativo ¥448,1 mld60,8% del gruppo
Europa+38,7%Con il Nord America (+34,6%) supera per la prima volta la Cina
Uniqlo Japan¥1.080 mld, +5,7%Like-for-like +5,1%
Guidance FY2027Ricavi ¥4.450 mld (+12,3%), business profit ¥830 mld

Fonti: Fast Retailing, risultati FY2026 (esercizio chiuso il 31 agosto 2026); FashionUnited; Very Good Retail. Cambio yen/euro del Sole 24 Ore (¥3,96 trilioni = €23,6 mld).

Organizzazione e cultura

Tadashi Yanai, nato nel 1949, è presidente e CEO di Fast Retailing. A trent'anni ha scritto i suoi 23 principi di gestione, con il cliente al centro e l'azienda al servizio della società. Ogni nuovo assunto li studia in un percorso di formazione.

Information manufacturing retailer. Con il progetto Ariake (2017) Yanai vuole trasformare il gruppo in un'azienda che produce in base ai dati, con domanda, pianificazione, produzione e logistica collegate. L'obiettivo dichiarato allora era portare il ciclo dall'idea alla consegna a 13 giorni (Fashion Network).

RFID su tutti i prodotti dal 2017. Le etichette sono lette dalla fabbrica al negozio, le casse sono automatiche e riconoscono il cestino intero, il magazzino automatizzato di Ariake, con Daifuku, è operativo dal 2018. Il beneficio pratico è un inventario quasi esatto in tempo reale e meno personale sulle attività ripetitive. In Europa, nella primavera del 2025, è entrato in funzione il più grande magazzino automatizzato di Uniqlo, nei Paesi Bassi, che accorcia i tempi di consegna dai siti produttivi (Fast Retailing, pagina sulla strategia, aggiornata al 9 marzo 2026).

R&D globale. Centri a Tokyo, Parigi e Londra. Christophe Lemaire ha guidato il centro di Parigi dal 2016 per la linea Uniqlo U.

Leadership in Europa. Taku Morikawa, CEO di Uniqlo Europe dal 2017, riassume l'impostazione così: «Non guardiamo cosa fanno gli altri, per noi conta ascoltare i clienti» (Il Sole 24 Ore).

Quattro lezioni per chi guida un'azienda

Scegli dove non giocare

Uniqlo ha rinunciato alla moda e ha costruito tutto sul resto. Una rinuncia chiara semplifica ogni altra decisione.

Porta i fornitori dentro la strategia

Accordi pluriennali con obiettivi condivisi trasformano un fornitore in una fonte di innovazione che i concorrenti non possono comprare.

Migliora lo stesso prodotto invece di inventarne uno nuovo

Il miglioramento annuale di pochi prodotti accumula vantaggio e riduce il rischio di ogni lancio.

Dai un nome a quello che sai fare meglio

Heattech ha reso visibile e riconoscibile un'innovazione tecnica che altrimenti il cliente non avrebbe notato.

I limiti del modello

Dipendenza dalla Cina. La Cina continentale ha 875 negozi ed è il primo mercato fuori dal Giappone. La crescita lì rallenta (+11,3% nel 2026, molto meno di Europa e Nord America) e le tensioni politiche pesano: nel 2024 la dichiarazione di Yanai alla BBC sul cotone dello Xinjiang ha provocato appelli al boicottaggio sui social cinesi.

Filiera e diritti dei lavoratori. Nel 2021 la dogana statunitense ha bloccato una spedizione di camicie per sospetti legati al lavoro forzato nello Xinjiang. Senza fabbriche di proprietà, la reputazione dipende dai controlli sui partner.

Espansione internazionale lunga e costosa. Nel Regno Unito Uniqlo ha aperto 21 negozi nel 2001 e li ha ridotti a 8 entro il 2006. Negli Stati Uniti il primo tentativo in New Jersey del 2005 è fallito, e il Nord America è diventato profittevole solo nel 2022. L'obiettivo dichiarato è 200 negozi in Nord America entro il 2027. Il gruppo stesso indica che la sua quota di mercato in Europa e in Nord America è sotto lo 0,5% e punta a 1.000 miliardi di yen di vendite in ciascuno dei due mercati (intervista al CEO, sito investor relations, aggiornata al 9 marzo 2026).

Yen debole e prezzi. Il CFO Takeshi Okazaki ha indicato lo yen debole come rischio principale, con aumenti di prezzo su alcuni capi autunno-inverno.

Scorte in crescita. I giorni di magazzino sono saliti da 118,7 a 126,9. Per ora l'azienda dice che si tratta di prodotti core, che non perdono valore come i capi di moda.

Successione. Yanai ha 76 anni e resta il centro del gruppo. Nell'intervista al CEO sul sito investor relations il ruolo viene descritto come indicare la direzione e preparare i futuri dirigenti, con Daisuke Tsukagoshi, direttore e COO, a reggere la struttura di gestione.

Uniqlo in Italia

Oggi i negozi sono quattro, due flagship e due standard, e un quinto è in arrivo.

Vetrina serale di un negozio Uniqlo in Italia con le due insegne rosse e tre manichini
Una vetrina Uniqlo in Italia, dove oggi i negozi sono quattro.Foto: Lorenzo Messina, Pexels
NegozioTipoApertura
Milano CordusioFlagship, il primo in Italia2019
Roma via del CorsoFlagship, Galleria Alberto Sordi, circa 1.300 m²Aprile 2024
Milano Gae AulentiNegozio standard, circa 800 m² in un ex parcheggioMaggio 2024
Roma TerminiNegozio standardIn attività
Il Centro di AreseCentro commerciale, circa 1.000 m² su due pianiPrimavera 2027, il quinto

La sequenza racconta il metodo di ingresso: prima un flagship per costruire il marchio in ciascuna città, poi negozi standard nei luoghi di grande passaggio (una stazione, un quartiere d'affari), poi un centro commerciale fuori città. Morikawa: «L'Italia è un mercato molto importante, i clienti conoscono la moda e apprezzano i classici».

Strumenti per lavorarci

Per applicare il caso alla tua azienda servono due cose: il canvas del tuo modello di business, per vedere quali blocchi reggono davvero il vantaggio, e una domanda precisa su dove giochi e come vinci.

Il Business Model Canvas in PDF

Il template con le domande guida per ogni blocco, lo stesso usato per analizzare Uniqlo. Te lo mandiamo via email.

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È il libro da cui viene la lettura di questo caso: dove giocare e come vincere. Mostra come l'ambizione, il campo di gioco, il modo di vincere, le capacità e i sistemi di gestione si sostengono a vicenda, e perché una rinuncia chiara rende più facile ogni altra scelta.

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Sei un consulente di strategia. La mia azienda opera nel settore [settore], fattura [fatturato] e vende [prodotti o servizi] a [clienti]. Ecco i nove blocchi del mio Business Model Canvas: [incolla il canvas]. Usando il framework di Roger Martin, aiutami a scrivere in una frase dove giochiamo e in una frase come vinciamo. Poi elenca le tre cose a cui oggi rinunciamo per scelta e le tre che facciamo senza averlo deciso. Indica quali di queste rinunce un cliente noterebbe e quali sarebbero invisibili. Se mancano informazioni, fammi al massimo cinque domande prima di rispondere.

Domande frequenti

Qual è il modello di business di Uniqlo?

Uniqlo è un retailer verticale di basici, secondo il modello SPA: progetta, fa produrre da fabbriche partner e vende nei propri negozi e online. Il vantaggio sta nei materiali sviluppati con i fornitori, come Heattech con Toray, e in pochi capi venduti in volumi enormi e migliorati ogni anno.

Che cos'è Heattech?

Heattech è il tessuto termico di Uniqlo, sviluppato con Toray e lanciato nel 2003. Assorbe l'umidità del corpo, la trasforma in calore e lo trattiene in micro-sacche d'aria. Esiste in tre livelli: Regular, Extra Warm e Ultra Warm.

Uniqlo ha fabbriche di proprietà?

No. Uniqlo lavora con partner come Toray per le fibre, Kaihara per il denim e fabbriche in Cina, Vietnam, Bangladesh, Indonesia, Turchia e India. La qualità è seguita da artigiani tessili esperti, i takumi, e dai responsabili di produzione che visitano le fabbriche ogni settimana.

Che differenza c'è tra Uniqlo e Zara?

Sono entrambe retailer verticali, con scommesse opposte. Zara risponde alla moda in poche settimane e vince sulla velocità della supply chain. Uniqlo sta fuori dalla moda, pianifica fino a un anno prima e vince su materiali e scala per articolo.

Una PMI può imparare dal modello Uniqlo?

Il modello intero no, i principi sì: scegliere dove non giocare, portare i fornitori dentro la strategia con accordi pluriennali, migliorare ogni anno pochi prodotti invece di lanciarne di nuovi e dare un nome a ciò che si sa fare meglio.

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Fonti: Fast Retailing, Results Summary (esercizio chiuso il 31 agosto 2026); FashionUnited; Il Sole 24 Ore; Stratrix; Fast Retailing, strategia; Fast Retailing, intervista al CEO; Statista; Alchempro; RIETI, conferenza di Tadashi Yanai (2001); Lectra; Harvard Business School Digital Initiative. Dati aggiornati al 31 ottobre 2026. Gli altri casi e gli strumenti di analisi sono nella sezione Strategy.